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8 marzo: non è un giorno di festa!

festa della donna

8 marzo: non è un giorno di festa!

8 marzo: festa della donna o giornata internazionale per i diritti della donna?

Credo sia giusto fare chiarezza su questa giornata ormai celebrata come un giorno di festa della donna ma che in realtà festa non è.

Non c’è nulla da festeggiare soprattutto se guardiamo il numero di femminicidi che si sono già verificati quest’anno. Troppi, troppi per festeggiare.

Iniziamo con il precisare che questa Giornata ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo.

Questa celebrazione nasce negli Stati Uniti d’America nel 1909 e arriva in Italia solo nel 1922. Nell’accezione comune viene chiamata Festa della donna anche se è più corretto Giornata internazionale della donna, poiché la motivazione non è la festa ma la riflessione.

La Giornata internazionale della donna – non molto correttamente chiamata “festa della donna” – non è sempre stata l’8 marzo. La prima festa della donna che fu celebrata negli Stati Uniti nel febbraio 1909 su iniziativa del Partito socialista americano, che aveva invitato tutte le donne a partecipare a una manifestazione in favore del diritto di voto femminile.

Non fu raggiunto subito un accordo sull’istituzione di una giornata della donna che venisse celebrata da tutti nello stesso giorno: in diversi paesi la data di celebrazione era diversa.

La prima festa della donna a essere celebrata invece un 8 marzo fu quella del 1914.

Tre anni dopo ci fu una manifestazione, sempre avvenuta l’8 marzo, nella quale le donne di San Pietroburgo protestarono per chiedere la fine della Prima guerra mondiale. Lo zar abdica e il governo provvisorio concede alle donne il diritto di voto.

Nel 1922 Lenin istituì l’8 marzo come festività ufficiale.

Ci sono però diverse leggende sulla nascita della Festa della donna. Una delle più note è quella secondo cui la festa viene istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie di una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908. Quest’incendio sembra non essere mai avvenuto: ce ne fu uno il 25 marzo del 1911 nel quale morirono 140 persone, soprattutto donne immigrate italiane e dell’Europa dell’Est, ma non fu davvero all’origine della festività, anche se l’episodio divenne uno dei simboli della campagna in favore dei diritti delle operaie.

 

 

Ma perché l’8 marzo si regalano le mimose?

 

In molti paesi si usa regalare firoi per la festa della donna ma solo in Italia si regalano mimose.

In Italia questa festa inizia a essere celebrata dopo la Second Guerra Mondiale su iniziativa del Partito Comunista Italiano e sembra che in quel periodo il fiore simbolo era la violetta. Questo fiore aveva una lunga tradizione nella sinistra europea e in Italia Luigi Longo, all’epoca vice-segretario del PCI ne fu uno dei sostenitori.
Alcune donne del partito però iniziarono ad opporsi a questa scelta: la violetta era un fiore troppo costoso. L’Italia era appena uscita dalla guerra e le condizioni economiche non permettervano certo a tutti di acquistare violette. Fu quindi proposto di adottare un fiore più economico, facile da trovare in campagna e che fiorisse per fine inverno: ecco la scelta della mimosa.

 

 

 L’8 marzo oggi

 

I movimenti femministi hanno dato uno nuovo significato alla Giornata internazionale della donna organizzando da diversi anni uno sciopero generale che coinvolge diversi ambiti.

Ci tengono manifestazioni e proteste in più di 70 paesi e in Italia questa giornata chiamata “Lotto marzo” viene organizzata nelle varie città da Non Una di Meno. 

Si definiscono “Non Una di Meno è un movimento politico transfemminista, intersezionale, antirazzista, antifascista, anticapitalista, autonomo da qualsiasi partito, che mira alla trasformazione radicale della società a partire dalla lotta contro la violenza maschile e di genere e contro le gerarchie sociali …

Da anni il movimento Non Una di Meno chiede un piano femminista di trasformazione sociale che preveda, tra le altre cose, un salario minimo europeo e reddito di autodeterminazione, un welfare universale e non familistico, un permesso di soggiorno europeo non condizionato al lavoro e alla famiglia, il diritto alla salute e all’autodeterminazione.

 

Chiudo questo articolo con una citazione di William Shakespeare che amo molto, il mio augurio per tutte le donne:

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.

 

(L’immagine di copertina è stata realizzata con Canva)

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